Biblioteca di Commentaria Classica


diretta da Vincenzo Ortoleva e Maria Rosaria Petringa




Nel contesto dell’interesse scientifico riservato alla tarda antichità, una crescente attenzione da parte della critica ha goduto negli ultimi anni la poesia parafrastica biblica, nel cui àmbito si colloca pleno iure l’anonimo poema dell’Heptateuchos (probabilmente composto nel V sec. d. C.), che costituisce il più ampio componimento di questo genere e il più aderente al modello. Nella consapevolezza dell’importanza che lo studio di tale opera assume nel quadro della storia della poesia tardoantica, l’autrice si è soffermata nella prima parte di questo volume sui caratteri formali ed esegetici del poema, non disgiunti da quelli ecdotici, mentre ha approfondito nella seconda parte i dati più inerenti alla trasmissione del testo, riconsiderando complessivamente sia le testimonianze rinvenibili nella tradizione manoscritta e nei cataloghi medievali che quelle ricavabili dalla tradizione indiretta e dalle principali edizioni. Nei quattro itinerari  filologici di cui si compone il saggio i temi sono presentati come esemplificativi, ma al tempo stesso risultano particolarmente funzionali alla piena comprensione della complessità del poema e a una sua più equa valutazione. Tale indagine critica facilita il lettore nell’esplorare a fondo l’officina dell’anonimo parafraste e può meglio contribuire a cogliere il valore delle sue capacità poetiche, che per potenza evocativa di immagini e di linguaggio e ancor più per originalità e raffinatezza saranno molto apprezzate  fino all’alto medioevo.

Maria Rosaria Petringa insegna Filologia patristica nell’Università di Catania. I suoi interessi scientifici vertono sulla lingua e sulla constitutio textus degli scritti patristici, sull’esegesi dei testi poetici cristiani tardoantichi e medievali e sul Fortleben degli autori classici nei Padri. In tali àmbiti di ricerca ha in particolare pubblicato vari contributi sull’anonimo poema dell’Heptateuchos, sul De mortibus boum di Endelechio, su Giulio Africano, sul De errore profanarum religionum di Firmico Materno, sugli Evangeliorum libri IV di Giovenco e su alcuni carmi pseudo-ciprianei. Dal 2006 è responsabile scientifico dei «Seminari di critica testuale greca e latina» presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania. Dal 2014 dirige la Rivista «Commentaria classica. Studi di Filologia greca e latina» ed è membro del Comitato di Redazione della Rivista «Siculorum Gymnasium».

ISBN 978-88-942271-3-0 (digitale)

ISBN 978-88-942271-0-9 (cartaceo)


© novembre 2016 Litterae Press, Catania

    Salvatore Cammisuli (Avola 1992) ha conseguito la Laurea magistrale in Filologia classica nell’Università di Catania. Si è occupato di latino umanistico con studi sul De Aetna di Pietro Bembo. Si interessa inoltre dell’applicazione del metodo naturale per la didattica delle lingue classiche.

Possono rivelarsi utili strumenti per la nostra conoscenza della realtà archeologica catanese le opere degli eruditi locali e regionali della prima età moderna, i quali avevano la possibilità di osservare direttamente monumenti che spesso oggi risultano solo parzialmente visibili o addirittura del tutto cancellati, anche in seguito all’eruzione dell’Etna del 1669 o al terremoto dell’11 gennaio 1693. Tra questi studiosi si colloca Giovan Battista de Grossis (1605-1666), che all’interno del secondo volume del suo Catanense decachordum (Catania 1647) dedica un’ampia sezione ai monumenti antichi della città: le mura, le torri e le fortezze, l’anfiteatro, il teatro romano e l’odeon, la naumachia, l’ippodromo, le terme, gli archi trionfali, gli acquedotti, e infine i sepolcri monumentali, gli obelischi e le statue. Nel presente studio si ricostruiscono la vita e le opere dell’autore e si indaga la delicata questione relativa ai suoi auctores, con particolare riferimento ai primi due storiografi di Catania, Ottavio d’Arcangelo e Pietro Carrera. La traduzione del testo preso in esame è accompagnata da un ampio commento, che si propone fra l’altro di collocare i monumenti citati da De Grossis sulle carte di Catania antecedenti agli eventi catastrofici della seconda metà del XVII secolo, di mettere a confronto le sue affermazioni con i risultati della moderna ricerca archeologica, di chiarire per quanto possibile i numerosi, e spesso peregrini, riferimenti bibliografici dati nell’opera, nonché, ovviamente, di affrontare gli aspetti lessicali e semantici sollevati dal latino dell’epoca dell’autore.

ISBN 978-88-942271-4-7 (digitale)


© luglio 2018 Litterae Press, Catania